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feb 8

Il supremo dimora in noi. E’ la coscienza che costituisce il sostrato della coscienza volgare individualizzata della vita quotidiana; noi siamo per lo più inconsapevoli della presenza del Sé in noi, perché la nostra coscienza è fuorviata da oggetti che ci piacciono o dispiacciono. Sottomettiamo i nostri desideri, le nostre brame meschine, asteniamoci dal mettere in opera la nostra volontà egoistica…diventando strumenti dell’opera del Sé universale. I nostri impulsi sono sotto controllo e il nostro sé personale offre se stesso al Sé universale; quest’ultimo è nostra guida e maestro. Ciascuno di noi è libero di elevarsi o di cadere in basso.

Commento di Sarvepalli Radhakrishnan alla Bhagavad Gita

gen 11

 

i chakra

i chakra

 

Nello Hevajra Tantra, il Buddha (Bhagavan) proclama che senza un corpo perfettamente sano non si può conoscere la beatitudine, poiché – Il Buddha stesso si cela nel corpo.

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Buddha nel loto

Il Buddha decide di mostrarsi in tutto lo splendore e potenza per poter elargire agli uomini ed agli dèi l’insegnamento nella sua interezza.

E così entra in meditazione profonda mentre gli amici vengono avvolti da fiori fragranti e profumi divini. In quel momento dal punto centrale tra le sopracciglia del Buddha scaturisce un raggio luminoso di potenza tale da illuminare l’infinità delle terre buddhiche dove gioia e amore sono le uniche regole di comportamento.

E allora tutto viene visto e tutto viene conosciuto.

“e coloro che hanno detto anche una sola volta: – onore al Buddha- pur con menti distratte, tutti costoro hanno ottenuto l’eccelso risveglio.”

ago 25

carlo soraceConferenza-dibattito tenuta dal dott. Carlo Sorace nel mese di Novembre 2008 su “The Secret”.

Il successo ottenuto prima dal libro “The Secret” e poi dall’omonimo film era stato anticipato, di quasi 40 anni da un altissimo Messaggio spirituale, trasmesso ai suoi devoti da un Maestro Yogi.

Questo indica la via maestra per una vita migliore, in tutti i sensi, l’unica vita veramente degna dell’Essere umano.

Ma esso, pur pervaso di mistica spiritualità, è essenzialmente e supremamente pratico perché ha lo scopo di guidare l’uomo alla conquista del bene terreno, cioè a conseguire in giustizia, insieme alla saggezza i sommi beni umani della salute, della ricchezza, dell’amore, della libertà, della felicità, della pace.

La data precisa e il luogo dell’incontro saranno pubblicizzati in tempi e in modi opportuni.

L’ingresso è gratuito, ma si richiede una preventiva iscrizione via e-mail…

mag 30

Patanjali

A Patanjali, il massimo studioso del Raja Yoga, si deve la codifica e la compilazione sistematica, dell’arte e della scienza dello Yoga. Nello Yoga Sutra, testo di cui riportiamo il libro primo, illustra in sintesi il cammino Yoga per la Realizzazione del Sé. Per leggere il testo cliccate su “leggi tutto”. Leggi tutto »

mag 14

shivago

I praticanti di massaggio thailandese hanno l’abitudine di recitare una preghiera in onore del fondatore della loro disciplina durante la cerimonia del Wai khru (Omaggio al maestro). Questo canto, di origine antichissima, ha anche lo scopo di permettere a colui che darà il trattamento di centrarsi e di esprimere gratitudine verso coloro che lo hanno preceduto nella pratica e nell’insegnamento dell’arte

Un atteggiamento di devozione estremamente positivo, che permette al praticante di sentirsi “tramite”, mezzo di una tradizione terapeutica che trascende il singolo e che diventa così patrimonio di tutti.
Ecco il canto in lingua Pali:

“Om Namo Shivago Silasa Ahang Karuniko Sapasatanang Osatha Tipa-Mantang Papaso Suriya-Jantang. Gomalapato Paka-Sesi Wantami Bantito Sumethasso Arokha Sumana-Homi.
(3 volte)

Piyo-Tewa Manussanang Piyo-Proma Namuttamo Piyo Nakha Supananang Pininsiang Nama-Mihang Namo Puttaya Navon-Navien Nasatit-Nasatien Ehi-Mama Navien-Nawe Napai-Tang-Vien Navien-Mahaku Ehi-Mama Piyong-Mama Namo-Puttaya.
(1 volta)

Na-A Na-Wa Lokha Payati Vina-Shanti”
(3 volte)

Traduzione:
Invitiamo lo Spirito del Fondatore, Padre Dottore Shivago, a venire a noi attraverso la sua santa vita. Ti preghiamo di portarci la Conoscenza e che attraverso questa preghiera ci mostri la Medicina. Con questa preghiera ti mostriamo rispetto e ringraziamo per il tuo aiuto pregando affinche’ attraverso i nostri corpi tu porterai salute e interezza ai corpi dei nostri pazienti. La Dea della Guarigione abita negli alti cieli mentre l’umanità vive nei mondo sottostante. Nel nome del Fondatore possano i cieli discendere sulla terra così la Guarigione possa abbracciare il mondo. Preghiamo per colui che tocchiamo, che sia felice e che ogni malattia lasci il suo corpo.

feb 29

ideogrammi mu-shin

Quando si lavora sul corpo avere una mente piena di preconcetti teorici è spesso controproducente. Un simile atteggiamento mentale, infatti, può distogliere colui che applica un trattamento dalla percezione immediata delle condizioni della persona che lo riceve. Si tratta in altre parole di affidarsi alla propria sensibilità con un atteggiamento che in giapponese si chiama Mushin o “mente vuota”. In fondo si tratta di recuperare la dimensione dell’innocenza che ha il principiante: costui è “vuoto” di ogni nozione teorico-pratica.

La “mentalità da principiante” è spesso invocata dai grandi maestri dello Shiatsu, tra cui ad esempio Ohashi che, non a caso, è anche un esperto di aikido, arte marziale nipponica in cui la ricerca del corretto uso dell’energia (ki) è portata ai massimi livelli.

In tutte le arti marziali giapponesi la pratica delle forme (kata) ha come scopo ultimo, oltre a tramandare la forma tecnica, quello di raggiungere lo stato del Mushin in cui l’azione sgorga spontanea e, per questo è massimamente efficace.

Una pratica duratura nel tempo dei kata fa sì che la tensione emotiva si plachi e si ottenga così una perfetta coordinazione tra pensiero e azione: la mente, in ultima istanza, si fonde con il corpo.

Questo, a mio avviso, per noi praticanti delle “tecniche corporee” orientali è un obiettivo di fondamentale importanza che, per essere conseguito, necessita di una dedizione costante alle nostre forme tecniche. Una corretta pratica dovrebbe essere senza desiderio di ricompensa, senza l’idea di fare bella figura o la voglia di esibirsi per impressionare qualcuno. Bisognerebbe vivere il trattamento semplicemente, nel qui ed ora senza nulla che ci distolga dall’azione. “Io sono lo shiatsu” dice Ohashi e si paragona ad un pilota che durante una corsa non pensa a quando gira il volante o cambia marcia: egli semplicemente agisce, in altre parole è un tutt’uno con ciò che fa in quel momento.

Penso che tutti i praticanti dovrebbero cercare di essere l’azione che fanno con costanza ed infinita pazienza. Il lavoro da fare è immane, però il traguardo è veramente importante: un salto di qualità nella pratica della nostra Arte, un lento avvicinarsi alla sua essenza.

Fabio Ronci

feb 17

Gayatri Devi

OM BHUR BHUVA SVAHA

TAT SAVITUR VARENYAM

BHARGO DEVASYA DHIMAHI

DHI YO YONAH PRACHODAYAT

Meditiamo sull’Effulgenza Spirituale di Quella Realtà Divina Suprema e Venerabile, da cui hanno origine il mondo fisico, il mondo sottile e le sfere celesti. Possa quel Divino Essere Supremo illuminare ciò, il nostro intelletto (cosicché noi possiamo realizzare la Verità suprema).


feb 13

Upanishad

Le Upanishad sono state composte in un periodo di tempo che va dall’800 al 50 a. C. Secondo una opinione più equilibrata dall’800/700 a. C. all’incirca fino al 300/200 a.C.

Upanishad deriva da upani + shad (sedere, stare seduti) upani significa “sotto”, intorno, perché in realtà i discepoli si mettevano seduti un pò più in basso, tutti intorno al maestro che parlava e quindi, in fin dei conti, tutto questo sta semplicemente ad indicare il lato dell’insegnare, come dire, l’insegnamento. Certe dottrine vanno riservate a chi le sa capire e non sono di certo segrete.

- Le Upanishad antiche – sono state composte dal 700 al 500 a. C. per zone, cioé alcune parti prima e alcune parti dopo. La filologia tedesca ha riconosciuto l’esigenza di compiere l’esame stratigrafico, così le possiamo collocare in un certo modo, cioé tutte insieme per ragioni linguistiche. La lingua in cui sono scritte è molto vicina alla lingua letteraria dei Brahmana; non è ancora il sanscrito successivo, non è neanche vedico. E’ una lingua intermedia, una prosa sanscrita.

1. Chandogya-upanishad

2. Brhadaranyaka-upanishad

3. Taittiriya-upanishad

4. Aitareya-upanishad

5. Kausitaki-upanishad

6. Kena-upanishad

- Le Upanishad medie in versi – sono state scritte in una lingua che si viene sempre più avvicinando al sanscrito classico; il loro componimento è in versi per il valore mnemonico.

7. Katha-upanishad (dal tono tipicamente naturalistico) dell’asceta silvestre

8. Isa-upanishad del Signore

9. Mundaka-upanishad

10. Svetasvatara-upanishad del cavallo bianco

11. Mahanarayana-upanishad del grande saggio.

- Le Upanishad medie in prosa anche accompagnate da versi -. La lingua si viene sempre più stabilizzando in direzione della lingua letteraria nuova che sarà codificata dal grammatico Panini.

12. Prasna-upanishad

13. Maitrayani-upanishad

14. Mandukya-upanishad (base dell’idealismo indiano successivo – Gaudapada)

- Le Upanishad recenti – (termine relativo, significa che vengono dopo le altre)

15. Kaivaliya-upanishad

16. Brahma-upanishad

17. Brahmabindu-upanishad

18. Paramahamsa-upanishad .

feb 3

 Brahmana

Il periodo che va tra il 950 e l’850 è il periodo dei brahmana, scritti che riguardano, che commentano il rituale e il suo significato. I brahmana sono legati a seconda dei casi a questo o a quel Veda.

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