Benvenuto sul sito dell'Associazione Aurasana, affiliata allo CSEN Ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI. Su queste pagine puoi scoprire un nuovo modo di ritrovare il benessere, trovare informazioni sul nuad bo-rarn (trattamento tradizionale thailandese), sullo shiatsu, sul reiki e sui nostri corsi di yoga. Prenota un trattamento on line e vieni poi a trovarci presso la nostra sede a Cattolica (Rimini).
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feb 29

ideogrammi mu-shin

Quando si lavora sul corpo avere una mente piena di preconcetti teorici è spesso controproducente. Un simile atteggiamento mentale, infatti, può distogliere colui che applica un trattamento dalla percezione immediata delle condizioni della persona che lo riceve. Si tratta in altre parole di affidarsi alla propria sensibilità con un atteggiamento che in giapponese si chiama Mushin o “mente vuota”. In fondo si tratta di recuperare la dimensione dell’innocenza che ha il principiante: costui è “vuoto” di ogni nozione teorico-pratica.

La “mentalità da principiante” è spesso invocata dai grandi maestri dello Shiatsu, tra cui ad esempio Ohashi che, non a caso, è anche un esperto di aikido, arte marziale nipponica in cui la ricerca del corretto uso dell’energia (ki) è portata ai massimi livelli.

In tutte le arti marziali giapponesi la pratica delle forme (kata) ha come scopo ultimo, oltre a tramandare la forma tecnica, quello di raggiungere lo stato del Mushin in cui l’azione sgorga spontanea e, per questo è massimamente efficace.

Una pratica duratura nel tempo dei kata fa sì che la tensione emotiva si plachi e si ottenga così una perfetta coordinazione tra pensiero e azione: la mente, in ultima istanza, si fonde con il corpo.

Questo, a mio avviso, per noi praticanti delle “tecniche corporee” orientali è un obiettivo di fondamentale importanza che, per essere conseguito, necessita di una dedizione costante alle nostre forme tecniche. Una corretta pratica dovrebbe essere senza desiderio di ricompensa, senza l’idea di fare bella figura o la voglia di esibirsi per impressionare qualcuno. Bisognerebbe vivere il trattamento semplicemente, nel qui ed ora senza nulla che ci distolga dall’azione. “Io sono lo shiatsu” dice Ohashi e si paragona ad un pilota che durante una corsa non pensa a quando gira il volante o cambia marcia: egli semplicemente agisce, in altre parole è un tutt’uno con ciò che fa in quel momento.

Penso che tutti i praticanti dovrebbero cercare di essere l’azione che fanno con costanza ed infinita pazienza. Il lavoro da fare è immane, però il traguardo è veramente importante: un salto di qualità nella pratica della nostra Arte, un lento avvicinarsi alla sua essenza.

Fabio Ronci

feb 21

contatto fisico shiatsu

Oggi vorrei parlare dell’azione più bella e naturale che si possa mettere in atto tra due individui: il contatto fisico inteso come “apertura del cuore”. Noi ci definiamo come “individui”, esseri dotati di un’”individualità” atomizzati, resi particelle, parti quasi insignificanti, cellule di quell’enorme macro-organismo che è la società. Spesso siamo isolati e in questa situazione quasi sempre rifuggiamo il toccare e l’essere toccati: siamo spaventati dal contatto fisico proprio nel momento in cui sarebbe più necessario, cioè quando siamo soli.

L’educazione, la religione, la nostra cultura tendono infatti a definire il contatto fisico in base a due concetti estremi: il contatto sessuale, e il contatto inteso come scontro, contrapposizione, in altre parole sesso e guerra. Da qui nascono tutte le paure che riguardano il contatto fisico poiché non siamo educati a viverlo come “apertura” all’altro.

Eppure tra questi due poli ci sono infinite sfumature: il contatto fisico della madre con il suo piccolo, l’abbraccio tra due amici, l’inevitabile contatto fisico nelle situazione di affollamento come ad esempio in autobus o allo stadio. D’altra parte ci sono centinaia di occasioni e di motivi per entrare in contatto con gli altri, pochi però riescono a capire l’importanza del toccare e di essere toccati.

Quando ci appoggiamo in un abbraccio spontaneo, oppure quando abbiamo tra le braccia un bimbo rompiamo il nostro isolamento corporeo e bioenergetico. Sentiamo la pulsazione della vita che anima l’altro e sentiamo che la sua vita e la nostra vita sono un tutt’uno. C’è una identificazione con l’altro essere che ci tocca. Stiamo meglio. Ci sentiamo rassicurati dal contatto. Non siamo più atomizzati, divisi dagli altri ma riprendiamo, ci ripossessiamo di un piccolo frammento di quella unità che avevamo con nostra madre nel liquido amniotico.

Numerosi studi di psicologia hanno dimostrato che la separazione dalla mamma è un evento traumatico per il bambino ed egli per tutta la vita cercherà di recuperare, a livello inconscio, quella unione persa alla nascita (quella cosa calda e morbida a cui dormire vicino). Una mano calda che ci conforta e ci sostiene è a volte una benedizione. E’ conforto, è solidarietà, è terapia del corpo e dello spirito, è come sentirsi di nuovo piccoli e coccolati da una persona che ci vuole bene. Ed è un’amore senza condizioni dal momento che l’amore della mamma è amore incondizionato, molto diverso dall’amore paterno che dipende dalla buona condotta e dalle realizzazioni nella vita. L’amore della mamma è “apertura di cuore” dunque. Il contatto fisico diventa così integrazione con noi stessi e con gli altri, una nuova dimensione che rifugge dall’alienazione dovuta ai nostri ruoli sociali spesso ripetitivi.

Senza potere toccare ed essere toccati ci ammaliamo. Il nostro stare male si intensifica in un percorso che ci porta all’individualismo e alla separazione, dunque all’isolamento. Anche il corpo, se non viene toccato, si irrigidisce e comincia a fare male. Questo è il più grande insegnamente che mi sta dando la pratica dello Shiatsu e del Nuad Bo-Rarn (Thai Shiatsu) e spero che un numero sempre maggiore di persone possano provare questa esperienza: un contatto fisico terapeutico.

Fabio Ronci

feb 17

Gayatri Devi

OM BHUR BHUVA SVAHA

TAT SAVITUR VARENYAM

BHARGO DEVASYA DHIMAHI

DHI YO YONAH PRACHODAYAT

Meditiamo sull’Effulgenza Spirituale di Quella Realtà Divina Suprema e Venerabile, da cui hanno origine il mondo fisico, il mondo sottile e le sfere celesti. Possa quel Divino Essere Supremo illuminare ciò, il nostro intelletto (cosicché noi possiamo realizzare la Verità suprema).


feb 13

Upanishad

Le Upanishad sono state composte in un periodo di tempo che va dall’800 al 50 a. C. Secondo una opinione più equilibrata dall’800/700 a. C. all’incirca fino al 300/200 a.C.

Upanishad deriva da upani + shad (sedere, stare seduti) upani significa “sotto”, intorno, perché in realtà i discepoli si mettevano seduti un pò più in basso, tutti intorno al maestro che parlava e quindi, in fin dei conti, tutto questo sta semplicemente ad indicare il lato dell’insegnare, come dire, l’insegnamento. Certe dottrine vanno riservate a chi le sa capire e non sono di certo segrete.

- Le Upanishad antiche – sono state composte dal 700 al 500 a. C. per zone, cioé alcune parti prima e alcune parti dopo. La filologia tedesca ha riconosciuto l’esigenza di compiere l’esame stratigrafico, così le possiamo collocare in un certo modo, cioé tutte insieme per ragioni linguistiche. La lingua in cui sono scritte è molto vicina alla lingua letteraria dei Brahmana; non è ancora il sanscrito successivo, non è neanche vedico. E’ una lingua intermedia, una prosa sanscrita.

1. Chandogya-upanishad

2. Brhadaranyaka-upanishad

3. Taittiriya-upanishad

4. Aitareya-upanishad

5. Kausitaki-upanishad

6. Kena-upanishad

- Le Upanishad medie in versi – sono state scritte in una lingua che si viene sempre più avvicinando al sanscrito classico; il loro componimento è in versi per il valore mnemonico.

7. Katha-upanishad (dal tono tipicamente naturalistico) dell’asceta silvestre

8. Isa-upanishad del Signore

9. Mundaka-upanishad

10. Svetasvatara-upanishad del cavallo bianco

11. Mahanarayana-upanishad del grande saggio.

- Le Upanishad medie in prosa anche accompagnate da versi -. La lingua si viene sempre più stabilizzando in direzione della lingua letteraria nuova che sarà codificata dal grammatico Panini.

12. Prasna-upanishad

13. Maitrayani-upanishad

14. Mandukya-upanishad (base dell’idealismo indiano successivo – Gaudapada)

- Le Upanishad recenti – (termine relativo, significa che vengono dopo le altre)

15. Kaivaliya-upanishad

16. Brahma-upanishad

17. Brahmabindu-upanishad

18. Paramahamsa-upanishad .

feb 11

Trattamento shiatsu thailandese

L’Antico Trattamento Thailandese o “Nuad Bo-rarn” è un trattamento corporeo indicato per recuperare la “forza vitale“ e ristabilire l’equilibrio bio-energetico.

Prende spunto dai concetti della medicina tradizionale cinese (MTC) e della medicina indiana ayurvedica, ed è arricchito da elementi di Yoga e di stretching. Combina infatti un lavoro pressorio sui punti dell’agopuntura molto simile allo Shiatsu con uno stretching assistito ispirato allo Yoga di derivazione indiana che apre il corpo energeticamente e fisicamente.

Si utilizzano pressioni fatte principalmente con le dita e le mani lungo il tragitto dei meridiani energetici, dolci movimenti di stretching: si interviene sul bilanciamento dell’energia corporea per rimuovere eventuali blocchi e armonizzare lo stato psicofisico del ricevente.

I trattamenti si rivolgono a tutti: dallo sportivo che intende migliorare le proprie prestazioni grazie ad un profondo e duraturo lavoro sulle giunture e sui muscoli alle persone desiderose di rimuovere lo stress e di ritrovare il rilassamento e dunque la pace con loro stesse.

I trattamenti migliorano la salute complessiva di chi li riceve e producono i seguenti effetti a lungo termine sull’organismo:

- maggiore scioltezza articolare e senso di leggerezza
- irrobustimento della cute
- stimolazione della circolazione dei liquidi organici
- promozione dell’elasticità dei tessuti muscolari
- correzione dei vizi dell’apparato scheletrico
- promozione dell’armonico funzionamento degli organi interni
- regolazione dell’attività delle ghiandole di secrezione interne
- stimolazione del normale funzionamento degli organi interni

Le digitopressioni e lo stretching possono recare sollievo in molti casi di patologie acute e croniche, dai disturbi più comuni a quelli derivati dagli effetti dello stress e dei traumi. Lo scopo finale del Massaggio Tradizionale Thailandese è, sia per chi lo pratica che per chi lo riceve, il raggiungimento di uno stato di “leggerezza” e un’elevazione emotiva e spirituale.

Per prenotare un trattamento vai su questa pagina

feb 7

Vetrina aurasana

Ecco a voi la foto della nostra sede situata in via Pascoli, la storica “Cattolica Vecchia”, proprio nel centro storico di Cattolica.

Qui potrete provare un trattamento a scelta fra Massaggio Thai, Shiatsu e Reiki e avere tutte le informazioni sui corsi di Yoga e Reiki che Aurasana organizza.

Vi invito dunque a venirci a trovare e scoprire così che il vostro benessere è a portata di mano.

Fabio Ronci – Il Presidente.

feb 3

 Brahmana

Il periodo che va tra il 950 e l’850 è il periodo dei brahmana, scritti che riguardano, che commentano il rituale e il suo significato. I brahmana sono legati a seconda dei casi a questo o a quel Veda.

feb 1

Shiva e Shakti

Il lavoro di composizione del corpus vedico va dai secoli XI – XIV al X secolo (a dopo la metà del IX per l’Atharvaveda). Il Corpus vedico riguarda l’antica sapienza, ciò che appartiene al sapere (veda = orao, eidon radice id); è l’insieme di componimenti che si suddivide in quattro parti, svolto in lingua vedica.

Il Rgveda è il testo sapienzale, il veda degli inni, dei carmi in onore dell’energia.

Lo Yajurveda è il testo sapienzale, il veda sacrificale, che racchiude i canti, gli inni che descrivono e accompagnano il sacrificio.

Il Samaveda è il testo sapienzale, il veda della liturgia, delle melodie cantate durante il sacrificio.

L’Atharvaveda (da athrawan, il sacerdote del fuoco presso i Persiani) è il testo sapienzale, il veda del sacerdote originario del fuoco, ha un contenuto più vario, più libero, ma non vincolato al sacrificio.